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Una collezione poco provinciale

Nella scuola media di Agrate (Monza e Brianza) si nasconde una collezione d’arte con un centinaio di opere d’arte firmate dai grandi protagonisti del Novecento.

Per capire come ci sono finite bisogna anzitutto fare la conoscenza di Enzo Bontempi, poeta, pittore, critico d’arte ma soprattutto maestro che nel 1948 venne nominato insegnante proprio nella scuola elementare di Agrate.

Negli anni Cinquanta questo paesino di provincia contava circa seimila abitanti. Le famiglie erano di contadini o di operai e questi erano i mestieri cui erano destinati i bambini, una volta finita la quinta elementare. In questo contesto il maestro Bontempi arriva da Milano, dove frequenta i circoli culturali e le gallerie d’arte della città.

Dobbiamo immaginarci un uomo di bella presenza che ogni giorno, con passo fermo e lungo, scendeva dal tram e raggiungeva la piccola scuola elementare di Agrate. Bontempi era anche un grandissimo fumatore le cui dita erano ingiallite proprio a causa delle inseparabili sigarette.

Qualche anno dopo il suo arrivo ad Agrate, il maestro decise di dar vita a un progetto che ribattezzò “L’incontro Artisti-Poeti e alunni”. In sostanza Bontempi ebbe l’intuizione di spiegare l’arte e la letteratura mettendo direttamente in contatto gli alunni con gli artisti e gli intellettuali dell’epoca. L’idea era totalmente inedita per quel tempo in cui l’arte non era nemmeno nei programmi scolastici e puntava a mostrare ai piccoli che l’arte non era un’esperienza del passato ma una cosa viva.

Pare che l’intuizione del progetto educativo Bontempi ce l’abbia avuta da un suo scolaro che gli domandò: «Signor Maestro, ma i poeti sono tutti morti?». Per rispondere a quel quesito Bontempi propose da allora ai suoi studenti di scrivere una lettera a un artista o a un poeta chiedendogli un segno della sua arte.

All’inizio era lo stesso Bontempi a recuperare gli indirizzi tra i suoi contatti, poi saranno gli stessi artisti a segnalare nominativi di colleghi artisti all’attenzione dell’innovativo maestro.
Il primo a rispondere alla lettera dei ragazzini di Agrate è niente meno che Lucio Fontana. «Cara Luisella ti ringrazio per l’occasione che mi date di fare il dono più bello e gentile della mia carriera di artista» scrive, allegando una sua tela.

Dopo di lui toccherà ad Aligi Sassu, Simonetta Bardi, Giò Pomodoro, Bruno Rosai, Giuseppe Capogrossi e così, a poco a poco, la classe di Bontempi si trasforma in una specie di galleria d’arte contemporanea. Immersi nei dipinti d’autore, gli studenti dipingono le loro versioni dei quadri arrivati ad Agrate su fogli di quaderni a quadretti che sono conservati ancora oggi. Gli alunni scrivono anche a poeti come Salvatore Quasimodo e Mario Luzi. «Caro Luigi, vorrei che il maestro ti dia questa mia lettera insieme alla pagella. La tua spiegazione della mia poesia è perfetta e dimostra con quanto amore e intelligenza hai saputo leggermi. Vorrei che tutti i miei lettori fossero come te. Ma mica a tutti è toccata la fortuna di avere un maestro come il tuo» risponde per esempio Giorgio Caproni, aggiungendo: «Vi ho scritto a macchina (scusatemi) perché la mia scrittura è molto brutta e non voglio prendere un brutto voto».

Il progetto de L’incontro dura sei anni, cioè fino al 1963, quando il maestro Bontempi viene trasferito in un’altra scuola. La collezione messa insieme in quegli anni - che oggi conta 84 opere figurative e 26 autografi - rimane ad Agrate Brianza e di tanto in tanto viene aperta al pubblico.

Una collezione poco provinciale
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