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Quaderni preziosi

Daniela Monaco è una maestra di Bologna che nel tempo libero raccoglie quaderni vecchi e li trasforma in bracciali, orecchini e collane. Il suo è un modo per conservare le nozioni di storia, le regole ortografiche e le formule geometriche vergate sui banchi di scuola dai bambini di una volta ma anche per insegnare ai piccoli di oggi.

Questa è la storia di una maestra a cui piacciono i quaderni. Che bella novità, direte voi, e di certo avreste ragione se non fosse che l’insegnante in questione non è semplicemente un’appassionata dei fascicoli a righe o a quadretti dei propri scolari bensì una vera e propria cercatrice di quaderni antichi, vecchi un secolo o più, che raccoglie, custodisce e trasforma… in gioielli.
Lei si chiama Daniela Monaco, ha 45 anni e insegna in una scuola primaria del quartiere Savena a Bologna ma nel tempo libero recupera i vecchi taccuini scolastici e li fa diventare orecchini, collane e braccialetti di vetro, resina, acciaio, argento e oro.

«In pratica - mi spiega Daniela al telefono - vado in giro per i mercatini a caccia di quaderni: li raccolgo e poi li uso per fare gioielli. Oggi ne ho una cinquantina. Prima di tagliare il pezzo da inserire nella collana, digitalizzo le pagine e le metto in una banca dati. Poi racconto le storie contenute nei quaderni sul mio blog «D’animo, didattica prêt-à-porter» e sul cartoncino abbinato al gioiello: così rendo indossabili competenze e storie».

Come quella di una bambina emiliana che aveva 10 anni nel 1924. Questa ragazzina racconta in un quaderno recuperato a Roma da Daniela che va a prendere la legna con il nonno, che il papà vende merceria porta a porta e che da grande le piacerebbe fare la merciaia. In un quaderno degli anni ’20 invece una bambina descrive i corsi di pronto soccorso in cui si insegnava anche ai piccoli come distinguere i proiettili, costruire una barella o curare ferite da guerra.

Nei preziosi Daniela mette poi regole ortografiche, grammatica, nozioni di storia e di economia domestica nonché formule geometriche ed errori: gli accessori sono organizzati come un sussidiario. Per questo la sua idea è diventata anche un metodo di insegnamento: «Oggi i bambini sono molto visivi, lavorano con la memoria a breve termine, inoltre sono tanti i disturbi dell'apprendimento. Io che pure mi sono laureata in psicologia all’università di Urbino non sono mai stata una brava scolara. Infatti sono discalculica ma l’ho scoperto solo da grande; so perfettamente cosa vuol dire avere difficoltà e perciò mi interessano i metodi di insegnamento alternativi».

Fin da quando si è trasferita a Bologna per insegnare, Daniela ha cominciato a sperimentare le sue strane collane. «Il primo anno ho fatto sostegno a una bambina con sindrome dello spettro autistico. Non parlava, così per interagire con lei ho studiato la comunicazione aumentativa: mi appendevo al collo tessere disegnate che indicavamo per capirci». Il metodo delle collane ha funzionato così bene che - una volta salita in cattedra - Daniela ha deciso di applicarlo anche ai bambini di altre classi. «In base a quello che devo spiegare mi costruisco gioielli. Mi sono fabbricata orecchini per spiegare i plurali irregolari e la divisione sillabica». «Sicuramente ai bambini i concetti rimangono più impressi - conclude Daniela - ma al di là di questo credo che la cosa più importante sia far vedere ai piccoli che anche noi insegnanti non siamo perfetti. Io, per esempio, sono la prova vivente che le difficoltà si superano con la creatività e che anche chi fa fatica ad apprendere può farcela, persino a diventare maestra».

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