/ Diritti umani

"Negro, scimmia, schiavo": la squadra che gioca con gli insulti ricevuti

Stanca delle continue offese collezionate in campo, la squadra di calcio spagnola "Alma de Africa" - nata nel 2013 come progetto di integrazione per i migranti arrivati a Cadice - ha giocato portando sulla maglietta i peggiori insulti ricevuti.

Di insulti ne hanno presi così tanti che alla fine hanno deciso di precedere i propri avversari, appiccicandosi sulla schiena - appena sopra il numero ben in vista sulla maglia da gioco - le parole peggiori ricevute in campo. Durante l'ultima partita di campionato, la squadra di calcio della terza divisione spagnola Alma de Africa, dunque, ha schierato il «negro» con il numero 9, col 10 l'«immigrato» e con il 16 la «scoria umana, ma anche «gorilla» e «scimmia» rispettivamente con i numeri 5 e 6.

La provocazione di sostituire i cognomi sulle maglie con l'intera gamma degli insulti a sfondo razzista (ci sono pure «clandestino» e «schiavo») è venuta a un club della città di Jerez, a pochi chilometri a nord di Cadice nel sud-ovest della Spagna. La squadra è nata cinque anni fa ed è quasi interamente composta da migranti, tanto che nello spogliatoio assortito con ben 12 nazionalità diverse i veri "stranieri" sono i cinque spagnoli. D'altronde Alma de Africa è un'iniziativa inventata proprio per favorire l'integrazione attraverso lo sport, un modo per condividere esperienze e creare amicizie che però non sembra aver funzionato con gli avversari e il pubblico, ancora oggi responsabili di gravi offese ai danni dei ragazzi dell'Alma.


La situazione è diventata talmente insostenibile negli ultimi mesi che alla fine la squadra ha deciso di giocare in attacco. E il 26 maggio i ragazzi dell'Alma de Africa sono scesi in campo contro l'UD Algaida indossando le nuove magliette, per provare ad attirare l'attenzione della gente sul fenomeno e a porre fine alla pessima abitudine.

«Abbiamo giocato con quelle parole sulla schiena per dire che siamo persone, non criminali. Eppure sia noi sia i calciatori professionisti sono costretti a subire gli insulti di continuo...» ha spiegato uno dei centrocampisti del team. «Il minimo che ci dicono è 'torna al tuo Paese' ma questo è il mio Paese. Penso che un comportamento del genere sia eccessivo nella società e anche nello sport» ha detto invece Issa Abdou che - scappato a 14 anni dal Camerun - ci ha messo tre anni ad arrivare in Spagna, come il suo compagno e connazionale Eric, che ha aggiunto: «Siamo nel XXI secolo e non capisco come possano ancora verificarsi questi episodi».

L'iniziativa di questa squadra di calcio ha fatto il giro del mondo ed è stata ben vista pure dagli avversari ai quali, alla fine della partita, i giocatori dell'Alma de Africa hanno donato le speciali magliette restituendo così, anche se solo metaforicamente, tutti gli insulti ricevuti.

"Negro, scimmia, schiavo": la squadra che gioca con gli insulti ricevuti
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