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Le isolette più verdi d'Europa

Di qualsiasi colore sia la sua bandiera, la rivoluzione comincia dal piccolo. Così succede anche per quella "verde" che, se gli Stati europei provano ad attuare con misure a singhiozzo e rattoppi legislativi, funziona già invece in piccole comunità.

Tra i cittadini votatisi alla causa ambientalista, privilegiati sono coloro che abitano sulle cosiddette isole minori. Abitando il continente da un lato, ma dall'altro rimanendone separati da un braccio di mare, queste zolle di terra si prestano a diventare il laboratorio ideale per sperimentare forme di energia pulita, gestioni intelligenti dei rifiuti e tagli agli sprechi d'acqua.

La storia di chi si è già mosso in questa direzione la racconta Legambiente nel rapporto Isole Sostenibili che l'associazione ha pubblicato nel mese di luglio e che raggruppa l'esperienza di 32 isole nel mondo, tra cui sette nella sola Europa. In cima alla lista delle comunità del continente degne di nota per le scelte amiche dell'ambiente c'è Samso, l'isola del Baltico già abitata in epoca preistorica che funziona al cento per cento con energia elettrica rinnovabile da undici anni. Per il riscaldamento gli isolani hanno ideato una centrale alimentata a paglia e persino il carburante per auto e mezzi agricoli è bio e prodotto localmente.


Photo by João Ferreira / Unsplash

Un'altra isola danese, Bornholm, pur mantenendo un collegamento con il continente, si è dotata di una rete locale smart che risolve il problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili autoregolando immissioni e prelievi in base a valutazioni in tempo reale sulla capacità produttiva degli impianti e il prezzo del kilowattora. In pratica, se quello della rete continentale svedese è inferiore al costo di produzione locale, il sistema importerà energia; se accade il contrario, l'isola esporterà energia ottenendo un guadagno. In questo modo i clienti finali pagano sempre il prezzo più conveniente. Un sistema intelligente simile garantisce un flusso di energia costante anche all'isola di Pellworm nel mare del nord e sotto la giurisdizione tedesca.


Photo by Wellington Rodrigues / Unsplash

Ottimi risultati a tutto campo li ottiene invece l'arcipelago scozzese delle Orcadi che raggruppa settanta isole a nord della Gran Bretagna. Qui gli abitanti hanno costruito due grandi impianti eolici oltre a piccole turbine e pannelli solari domestici che alimentano le case in tutto e per tutto, compreso il riscaldamento. La produzione di energia rinnovabile delle Orcadi non solo soddisfa la domanda dei suoi abitanti ma la supera, permettendo agli isolani di esportare energia pulita e di avere un'ulteriore fonte di reddito.

Sempre in Scozia l'isola di Eigg ha scelto di non investire nella costruzione di un cavo sottomarino che l'avrebbe collegata energeticamente alla terraferma, bensì di valorizzare il proprio potenziale energetico. Nel 2008 i 45 abitanti - al motto di We can only use what we make - hanno perciò inaugurato il primo sistema elettrico al mondo non in rete tradizionale alimentato da una combinazione di eolico, fotovoltaico e idroelettrico.

Vicina a Eigg ci sono le isole Muck e Gigha, quest'ultima segnalata dal rapporto Legambiente perché prima in Scozia ad avere un parco eolico di proprietà dei cittadini.


Photo by John Westrock / Unsplash

Ma anche il sud Europa ha fatto qualcosa. Ne è un esempio El Hierro, la più piccola delle Canarie, che - dopo anni di fumo nero generato dai gruppi elettrogeni dell'isola - grazie all'impegno dei suoi cittadini è diventata la prima isola al mondo ad aver conseguito la doppia autonomia idrica ed energetica grazie a un sistema basato sulle fonti inesauribili.
Oppure la greca Tilo che punta a soddisfare con le rinnovabili il 75% del proprio fabbisogno energetico entro la fine del 2018.

E l'Italia? Anche da noi le isolette non mancano. Tra quelle più piccole, Legambiente ne ha contate venti: da Favignana ad Alicudi, da Ustica fino a Capraia. A differenza delle gemelle europee, però, le isole minori nostrane sono molto indietro nella conversione ecologica come dimostrano i dati raccolti.

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Un ritardo che vorrebbe veder colmato non solo Legambiente, visto che l'interesse a scegliere uno stile di vita sostenibile lo avrebbero di certo queste comunità dove le risorse primarie - acqua ed energia in primis - sono beni qui particolarmente limitati e perciò costosissimi.

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