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Oltre il Pil: le economie alleate per il benessere

A livello europeo, complice la complicata situazione politica italiana, economia e mercati sono in queste ore al centro del dibattito comunitario e nostrano. Mentre noi siamo impegnati a tener d'occhio lo spread e a mantenere il rapporto tra deficit e PIL sotto al famigerato 3 per cento, però, in altri Paesi del mondo si parla d'economia in tutt'altri termini.

Dalla Costa Rica alla Scozia, molti governi, consigliati da economisti e accademici di spicco, stanno formando la cosiddetta Wellbeing economies alliance (Alleanza delle economie del benessere) per studiare e mettere a punto nuove forme per misurare la ricchezza. L'idea dei Paesi confluiti in questa lega è che il Pil è un'indicatore limitato che misura l'attività economica in senso eclusivamente monetario, perdendosi molte delle transazioni che coinvolgono le persone - dai caregiver che si prendono cura degli anziani gratuitamente ai volontari che si attivano per la salvaguardia del pianeta.

Abbandonare il prodotto interno lordo non è l'obbiettivo della Wellbeing economies alliance che pensa piuttosto a delle alternative da affiancare a questo indicatore economico. Gli esperti parlano in questo senso di «andare oltre il Pil», inserendo nel calcolo dello stato di un'economia anche misurazioni che diano conto di quelle transazioni che il Pil da solo non riesce a misurare.

Coltivando un albero per poi abbatterlo, fare un tavolo e venderlo, per esempio, bisognerebbe calcolare anche che ha migliorato l'aria, ha fatto ombra e reso più ospitale una certa località.

«L'attuale sistema economico - si legge nel documento siglato dai membri dell'Alleanza per il benessere - è diventato dipendente dalla crescita del Pil a tutti i costi e ha perso di vista l'obiettivo più ampio del benessere sostenibile. Bisogna cambiarlo in un'economia che mira al raggiungimento di un benessere sostenibile, non semplicemente alla crescita del Pil, con dignità ed equità per gli esseri umani e il resto della natura».

La Wellbeing Economies Alliance sogna dunque un benessere condiviso da tutti abitanti del pianeta, ma per ottenere questo obbiettivo sa che deve convincere istituzioni, imprese e società civile a cambiare mentalità.

Per ora l'alleanza è già riuscita a coinvolgere Nuova Zelanda, Scozia, Costa Rica e Slovenia nonché numerose associazioni internazionali; incassando anche l'incoraggiamento dell'OCSE. Ma l'opera di conversione è solo all'inizio: per quest'anno sono attese dall'Alleanza adesioni di nuove nazioni e la partecipazione della società civile nelle città e università: nel il 2019, infatti, è già convocato a Malaga il primo incontro del movimento a favore della nuova economia mondiale.

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