/ Diritti umani

La rivoluzione delle note vocali nelle carceri inglesi

L'idea di Prison Voicemail, un servizio adottato in oltre cento carceri inglesi per semplificare i contatti tra i detenuti e le loro famiglie.

Nell'era in cui per tenersi in contatto con persone abitano a migliaia di chilometri di distanza basta un clic, sembra impossibile parlare ancora di problemi di comunicazione. Eppure la questione è calda per i detenuti che spesso, ancora oggi, non riescono a costruire un dialogo regolare con le loro famiglie. Il problema ci riguarda visto che i dati suggeriscono che coloro che sentono il supporto dei propri cari durante la detenzione tornano a delinquere più difficilmente.

Della faccenda in Gran Bretagna si sono occupati Alex Redston e Kieran Ball: la coppia - con esperienza nel settore informatico - nel 2015 si è accorta che in carcere c'era sempre una grande richiesta per telefonare a casa ma gli apparecchi erano pochi. Inoltre, chiamare i cellulari dal numero fisso della prigione risultava costoso per i detenuti e alla fine questa situazione portava a diminuire di molto le comunicazioni con i parenti e in alcuni casi a cercare di far entrare illegalmente in cella telefoni cellulari.
Inoltre, cosa si fa se un detenuto prova a chiamare durante il solo orario consentito e dall'altra parte non risponde nessuno? Chi trova la chiamata persa non può nemmeno richiamare...

Così Redston e Ball hanno fondato Prison Voicemail il cui obiettivo è proprio semplicare i contatti. In pratica, grazie a quest'app le persone dall'esterno possono lasciare messaggi vocali sulla casella personalizzata del detenuto che può ascoltarle e rispondere nell'orario consentito. Quando il detenuto si connette alla casella vocale (e dunque fisicamente è davanti all'apparecchio telefonico) al familiare arriva una notifica: se è diponibile può dunque rispondere alla chiamata e parlare in diretta, altrimenti ascolta più tardi il messaggio arrivato dal carcere.

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Il sistema permette poi di risparmiare sulle telefonate: il detenuto infatti chiama sempre un numero virtuale fisso corrispondente alla propria casella di Prison Voicemail. Da qui la sua chiamata - alla quale si applica dunque la tariffa standard - viene trasferita a qualsiasi numero scelto, compresi i cellulari.

L'app sembra proprio funzionare: lanciata come progetto pilota cinque anni fa, oggi è stata adottata come alternativa alle chiamate tradizionali dal sistema carcerario inglese ed è attiva in oltre oltre cento prigioni del Paese.

La rivoluzione delle note vocali nelle carceri inglesi
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