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Girls who code: perché insegnare alle ragazze a programmare

«Io non so programmare» confessa Reshma Saujani cominciando il suo intervento dal palco del Museo della Scienza e della tecnica di Milano dove l'ha portata martedì scorso Meet The Media Guru, la fondazione che organizza nel capoluogo lombardo conferenze sulla cultura digitale. Una dichiarazione spiazzante per una donna che è** fondatrice e presidente dell'organizzazione no profit Girls who code** che insegna alle ragazze proprio il linguaggio della programmazione.

Reshma Saujani, americana di origini indiane, è in effetti un'avvocato che nel 2010 decide di candidarsi al Congresso degli Stati Uniti, ottenendo però una brutta sconfitta.

Durante i dieci mesi di campagna elettorale che Reshma definisce «i più belli della mia vita», però, entra nelle scuole e nelle università e si accorge che le ragazze che sanno programmare e che sognano di farlo si contano sulle dita di una mano.

Perché? si chiede. Da quella domanda parte un lavoro preliminare di studio e raccolta dati che la porta nel 2012 a fondare l'ong Girls who code che propone programmi per insegnare il coding a ragazze di ogni etnia ed estrazione sociale e che ha già raggiunto 90mila giovani donne in ogni parte degli Stati Uniti anche se l'obbiettivo della parità di genere nel campo della tecnologia è ancora lontano.

Il problema, secondo Reshma, è innanzitutto culturale: «Il primo programmatore al mondo fu una donna e per lungo tempo gli studenti e le studentesse sono stati equivalenti. A un certo punto però c'è stata un'inversione di tendenza e così oggi nell'immaginario comune il programmatore è maschio».

Oggi la tecnologia sta sostituendo l'industria e questo è l'unico campo in cui l'offerta di posti di lavoro supera la domanda. Masticare il linguaggio del coding è dunque la strada per avere un lavoro ben pagato, raggiungere l'indipendenza economica, cambiare la propria vita e magari anche il mondo.

«I miei genitori negli anni Settanta furono accolti negli Stati Uniti perché erano entrambi ingegneri - spiega Reshma - Nella mia vita ho visto che differenza può fare avere delle competenze tecniche».

Proprio per dare una possibilità anche alle ragazze più povere del pianeta, Reshma ha recentemente fatto un passo oltre, scrivendo un libro sulla programmazione che a marzo è uscito anche in Italia per Il Castoro con il titolo Girls who code: impara il coding e cambia il mondo. «Anche dove non ci sono i computer e non arriva il Wi-Fi, come in Ghana o in alcune parti dell'India, con questo libro le ragazze hanno uno strumento offline per scoprire il mondo della programmazione, impararlo e sognare qualsiasi futuro».

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