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Ghost: il fantasma che governa blog

Quando - poche settimane fa - abbiamo lanciato questo blog, abbiamo spiegato che intendiamo raccontare buone notizie e che per farlo sfrutteremo anche una buona tecnologia.

Cominciamo dalle basi.

La piattaforma grazie alla quale sto scrivendo sullo schermo si chiama Ghost ed è un metodo di scrittura digitale pensato proprio per giornalisti e professionisti di contenuti. Blog, riviste e siti d'informazione lo usano già in tutto il mondo ma in Italia il servizio è praticamente sconosciuto anche perchè piuttosto difficile da configurare.

E allora perchè abbiamo scelto Ghost?

I motivi sono tanti sia tecnici sia morali.

Innanzitutto Ghost - che per la cronaca è scritta in JavaScript - è open source, il che significa che il suo codice non è stato messo sotto chiave dai suoi sviluppatori ma è invece disponibile per programmatori e smanettoni che hanno voglia di prelevarlo tra le righe di Github, la bibbia del coding.

Per facilitare chi scrive, poi, Ghost ha pensato di inserire nell'editor il sistema markdown, una sorta di sistema di simboli che - se inseriti sulla tastiera - permettono all'autore di formattare a suo piacimento il testo, senza staccare le mani dai tasti. Un esempio?

Voglio un testo più grande?

Basta iniziare la frase con un cancelletto.

Lo voglio corsivo?

Allora occorrerà inglobare le parole tra due asterischi.

E così via: un intero vocabolario di simboli velocizza e minimizza le distrazioni.

C'è persino un'impostazione di scrittura - si chiama Hemingway - che impedisce di correggersi e cancellare: carina quanto difficile per chi non vanta la fluidità di pensiero dell'autore di Addio alle armi.

Per i non addetti ai lavori, però, la storia bella è quella che racconta lo stesso creatore di Ghost, John O'Nolan.

«Ho passato la maggior parte della mia carriera lavorando per grandi compagnie come Microsoft, Nokia, EasyJet. Dopo due anni come vicecapo dell'interfaccia di WordPress (la piattaforma di gestione di contenuti più famosa, ndr) e vedendo come il servizio si stava ingrandendo a danno degli utenti, ho deciso di fare qualcosa di diverso che si focalizzasse sulle esigenze del giornalismo moderno».

john-hannah

Per creare Ghost, John ha chiesto a un'amica sviluppatrice, Hannah Wolfe. John e Hannah - che si conoscono fin dall'infanzia - hanno lavorato insieme e nel 2012 hanno lanciato il prototipo della piattaforma. Per finanziare il progetto hanno messo online una raccolta fondi che in sole 11 ore ha racimolato 25mila sterline: contributi provevienti sia da cittadini comuni sia da aziende interessate a investire nell'innovazione. E quel successo iniziale era destinato a durare: mesi dopo - alla fine del 2013 - su Kickstarter Ghost avrebbe collezionato ben 350mila dollari.

Una cifra che ha permesso al servizio di crescere più velocemente di qualsiasi altra piattaforma di blogging open source e che ha convinto i fondatori ad organizzarsi in ente no-profit (altra cosa bella).

Oggi in Ghost lavorano otto persone: meno rispetto al grande Wordpress, che tuttavia sembra essersi lasciato ispirare dall'idea di O'Nolan visto che proprio in questi giorni ha rilasciato il suo editor per la scrittura personalizzata (si chiamerà Gutenberg).

A questo punto della storia, è facile tirare le fila.

Ghost è un progetto nato dai piccoli che sognava di diventare un’alternativa ai colossi hi-tech. La sua sfida - stile «Davide contro Golia» e realizzata da un ragazzo e una ragazza, proprio come noi - ci sembrava già di per sé una storia bella da raccontare ed è per questo che abbiamo deciso di fondarci sopra questo blog dedicato alle buone notizie.

Ghost: il fantasma che governa blog
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