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La fabbrica dimenticata, nonostante Hemingway

Non capita spesso di vedere emozionarsi davanti alla telecamera Paolo Mieli, giornalista navigato e tutto d'un pezzo che da anni ormai è stato prestato alla televisione diventando il volto del programma di approfondimento storico "Passato e Presente".

È successo invece in una puntata recentemente trasmessa da Rai3 prima e RaiStoria poi, che Mieli e la sua redazione hanno scelto di dedicare a una fabbrica di munizioni a Castellazzo di Bollate, borgo poco fuori Milano.

Proprio quest'anno infatti ricorreva il centesimo anniversario dell'esplosione di quello stabilimento della Sutter&Thévenot dove - in assenza degli uomini, impegnati nel primo conflitto mondiale - lavoravano soprattutto donne.

In seguito a quell'incendio, rapidamente domato per evitare ulteriori esplosioni, il 7 giugno 1918 a Castellazzo di Bollate ne morirono 59. Avevano dai 14 ai 30 anni.

Per Castellazzo fu un evento tragico. Nel Chronicon della parrocchia San Guglielmo, recentemente riscoperto dal parroco Egidio Zoia, si apprende che ai funerali delle vittime partecipò anche l'arcivescovo di Milano. Tra l'altro, proprio in quei giorni un giovanissimo Ernest Hemingway si trovava a Milano con la Croce Rossa americana e il suo reparto su chiamato a intervenire sul luogo dell'esplosione di Castellazzo. Di quest'episodio si trova traccia nei suoi scritti:

Arrivammo sul luogo del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi formicolanti di animaletti, che non potei osservare chiaramente a causa delle grandi nuvole di polvere sollevate dai camion. Arrivando nel luogo dove sorgeva lo stabilimento, alcuni di noi furono messi a piantonare quei grossi depositi di munizioni che, chissà perché, non erano saltati in aria, mentre altri venivano mandati a spegnere un incendio divampato in mezzo all’erba di un campo adiacente; al termine della quale operazione ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni e i campi circostanti per vedere se ci fossero dei corpi. Ne trovammo parecchi e li portammo in una camera mortuaria improvvisata e, devo ammetterlo francamente, la sorpresa fu scoprire che questi morti non erano uomini ma donne.>

Dell'incidente si parlò anche in Parlamento dove alcuni deputati fecero interrogazioni per sapere di più su quanto accaduto a Castellazzo. L'Agenzia Stefani - autorizzata dal governo a diffondere le notizie sia dal fronte bellico sia da quello interno - aveva riportato l'evento con poche e scarne righe quasi a voler minimizzare l'esplosione.

Nonostante non mancassero ragioni per darne visibilità, per decenni un silenzio interessato ha avvolto la vicenza che però gli abitanti di Castellazzo - molti dei quali ancora oggi vantano una parentela con donne coinvolte nella faccenda Sutter&Thévenot - non hanno mai dimenticato.

Quest'anno, in occasione del centesimo anniversario della tragedia, i castellazzesi hanno messo in piedi un calendario di celebrazioni di cui fa parte una bella mostra nella biblioteca comunale che raccoglie le foto scattate in fabbrica da Luca Comerio. Così la storia della fabbrica dimenticata è arrivata alle orecchie di Mieli che si è recato a Castellazzo proprio per documentare l'evento e - grazie a lui - a quelle di tutti gli italiani.

La fabbrica dimenticata, nonostante Hemingway
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