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Bergonzoni chiede un riscatto all'umanità

Bisogna lasciar sedimentare lo spettacolo almeno un paio di giorni prima di parlarne, perché ogni serata in platea quando sul palco c'è Alessandro Bergonzoni genera in testa una tormenta di sabbia.

Non solo perché - come sa chi ha visto almeno un suo show - l'artista inanella una dietro l'altra allusioni e giochi di parole impossibili da capire tutti a una prima visione, ma anche per il fatto che certi spunti d'attualità lanciati subito dopo una battuta meritano un attimo di concentrazione più lungo di un applauso.

In "Trascendi e sali", l'ultimo spettacolo di Bergonzoni che debutta in questi giorni al Teatro Elfo Puccini di Milano, tanti dubbi e questioni senza una risposta facile vengono date in pasto con ironia al pubblico che però se la ride troppo. Lo spettacolo comincia in cima a un trabattello, quando dell'uomo sulla scena si vedono appena le scarpe e già le domande tra il curioso e l'esistenzialista si susseguono rapidissime.

trascendiesali

Alcune vengono riprese a terra, nella parte più propriamente comica della serata, dove la scrittura arzigogolata e le invenzioni verbali di Bergonzoni si riposano un poco per lasciare spazio a gestualità e mimo.

Ma le stilettate più pungenti, Bergonzoni le tira poco prima che cali il sipario, nascosto dietro a un grande rettangolo che, ancora una volta, gli scopre soltanto i piedi, che visivamente rimangono non a caso ben piantati per terra.

Da qui l'attore fa una serie di richieste apparentemente folli che vanno da un milione di giacche a una legge contro la tortura e i morti in mare. Quello di Bergonzoni è un riscatto - e anche qui attenzione, il senso è doppio - indirizzato all'umanità.

Bergonzoni chiede un riscatto all'umanità
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